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PESCE SILURO: DALLA LEGGENDA AL FIUME VOLTURNO

Il Pesce Siluro si sta riproducendo a grande velocita'nelle acque del Volturno

Pesce siluro nell volturno Capua

Dalle Cheppie (Alose) al pesce Siluro.

Il pesce siluro pescato da Franco detto u schiuvattiel nel fiume Volturno Capua

Due pesci siluro pescati da Franco detto u schiuvattiel

persce siluro nel volturno

Attenzione al Gambero rosso Killer!

Gambero rosso del volturno

Il gambero rosso della Luisiana sta divorando le sponde del volturno!

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Pesce siluro del volturno

Pesce siluro del volturno

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Rinvenimento pesce siluro nel Volturno.

Facendo seguito alla nota vicenda oramai giunta agli onori della cronaca locale e atteso che da più fronti si levano voci che vorrebbero la sistematica eliminazione fisica di tale pesce.
A tal punto dichiaro formalmente che la nostra associazione è fin d’ora assolutamente contraria ad ogni tipo di estirpazione violenta di tale specie dal fiume Volturno.

La situazione di cui si discute sembrava a noi assai lontana, riguardava solo regioni del nord Italia. Oggi però il siluro è giunto anche da noi, probabilmente perché qualche esemplare è stato seminato anni orsono insieme al pesce bianco utilizzato nei campi di gara per la pesca sportiva.

Nelle regioni dove si è tentato di estirpare il siluro uccidendolo non solo non si è risolto il problema ma proprio in questi giorni pare che si celebrino alcuni processi legati a tutte le amare e varie questioni che ne sono derivate. Oltre a non parlare della chiara posizione contraria espressa da tutte le associazioni ambientaliste (vedi documentazione e filmati delle uccisioni sul sito grupposiluro) .

Ciò posto, bisogna specificare che il siluro rappresenta un problema (?) solo per coloro che praticano la pesca al colpo, in quando, avidissimo predatore, mangerebbe tutto il pesce bianco. Dunque, tale tesi è stata oramai sconsacrata da fonti scientifiche. Il siluro mangia pesce come tutti gli altri predatori autoctoni presenti nelle nostre acque. Se nel Volturno manca il pesce non è certamente colpa del siluro ma di altri fattori come le bombe, i cannizzi, il prelievo sottomisura e nei periodi di riproduzione, dalla gambusia di Salicele, dalle mancate semine di pesci equilibratori come il luccio e il persico trota (oramai autoctono e presente in molte acque della provincia), dalle scarse semine di trote fario di ceppo mediterraneo nel tratto alto, dagli scarichi inquinanti, dagli extracomunitari che fanno man bassa nelle ore notturne proprio sotto il ponte di Capua, dalle misure minime troppo esigue, ecc. ecc.

Una realtà da accettare

E’ stato scritto in molte occasioni che la presenza del siluro nelle acque Italiane non è stata casuale ma, causata da immissioni sconsiderate di cui sono responsabili gli enti provinciali, pescatori, allevatori e proprietari di laghetti a pagamento del Nord Italia. Questo è avvenuto oltre 25 – 30 anni fa ed è perfettamente inutile recriminare o cercare dei responsabili. Il siluro ha preso contatto con le nostre acque, si è sviluppato e sfruttando il totale degrado in cui versano i nostri fiumi, non ha trovato avversari in grado di limitarne la crescita. Laddove vi erano lucci, persici e black, il siluro non ha trovato avversari ed è cresciuto sfruttando il potenziale delle nostre acque e la forte presenza di alimento naturale.
La distribuzione è andata allargandosi a macchia d'olio raggiungendo anche aree differenti da quelle del bacino del PO come l'Arno, i laghi artificiali delle Marche, il Tevere ed alcuni laghi del Reatino e oggi pare anche nel Volturno. Detto questo il siluro va visto sotto tutt’altro aspetto e cioè (come succede in molte zone d’Europa e del Nord Italia) come una risorsa e non un problema.
Facciamo l'esempio della Drava in Carinzia, così a noi vicina e così splendida da obbligarci a tornarci spesso. Ebbene in quelle acque vivono in perfetto equilibrio le seguenti specie di predatori; siluro, huco, trota, black, reale, luccio, lucioperca, aspio, cavedano, anguilla eppure nelle stesse acque è possibile catturare decine di savette, pighi, miliardi di alborelle, temoli, barbi, breme, coregoni, carpe e tinche. Ma allora, se questo accade in Drava subito dopo il nostro confine come mai da noi il “glanis” è così devastante? Qualcuno di coloro che ha deciso l'eliminzione nel Nord Italia ha mai visto lo stato delle sponde e dell'acqua di quel fiume? Se lo facesse capirebbe che lucci, persici ed altri predatori sono abbondanti perché l'habitat lo permette….non certo perché è stato eliminato il siluro.

Il siluro è un'opportunità

Preso atto che l'eliminazione, dal nostro punto di vista è uno strumento sbagliato vorremmo che si prendesse in considerazione cosa avviene all'estero partendo da Spagna e Francia in cui il siluro è presente esattamente come da noi se non in modo assai più massiccio. Si pensi a Mequinenza sul fiume Ebro in Spagna, un villaggio che trenta anni fa era paragonabile al terzo mondo, mentre oggi è diventato la meta mondiale dei pescatori del siluro. Una intera economia si mantiene sul siluro: hotel, ristoranti, pesca turismo (fish camp) ecc.

E' stato poi l'arrivo del cormorano a modificare gli equilibri, non la crescita dei siluri che per la cronaca, sono assai più numerosi che nelle nostre acque più ricche (oltre ad essere mediamente più grossi). Ma il siluro in quei Paesi è visto come una grande opportunità per usare la pesca sportiva (e solo quella) come strumento di sviluppo economico attraverso l'indotto creato dal turismo della pesca stessa e ciò che comporta l'offrire servizi (posti letto, barche, attrezzature) a appassionati di ogni parte del mondo in cambio della possibilità di pescare siluri.
Si badi che le nostre acque non avrebbero nulla da invidiare a quelle spagnole se si compiesse il salto di qualità. In Francia la situazione è analoga ed anche nella Loira, nella Senna la creazione di fishing camp nei quali il siluro è diventato una risorsa da preservare è una prassi consolidata.
Se il siluro si espande non è colpa del siluro ma, di chi lo immette e chi contribuisce alla sua crescita con ua politica della gestione delle acque medioevale.
Manifestazioni di uccisione del siluro come quella del Nord Italia invece addossano responsabilità umane chiarissime, su un animale e questo è, a nostro modesto parere, inaccettabile. Ora che tanti siluri sono stati estratti dal Mincio, qualcuno ritiene che i lucci e i black, così come le alborelle ed i cavedani torneranno come un tempo? Ma chi frequentava il Mincio negli anni '70 ricorda di un fiume limpido, perfetto, ricchissimo e completamente diverso da quello attuale. E' stata forse colpa del siluro? Non crediamo! Habitat naturali devastati, cementificazione delle sponde, eliminazione per opera della pesca professionale e sportiva (??) dei predatori (parliamo della pratica del “Kill sistematico” che è ancora ultra diffusa parlando di lucci e black?), immissioni impazzite di specie destinate prevalentemente ad alimentare l'agonismo della pesca al colpo (carassi, breme, gardon ecc.ecc) che sterminano le cove dei pesci autoctoni eliminandoli (triotto, scardola, cavedano, barbo nostrano)… queste non sono opere di cui il siluro abbia alcuna responsabilità… sbagliamo?
Quindi sperare che nelle odierne acque si possano rivivere i fasti di un tempo è illogico e irrazionale poiché è totalmente cambiata la struttura dei fiumi e i loro abitanti. Mezzo secolo fa pescavano gli storioni del Volturno, ed oggi non ve ne è traccia? Eppure non possono essere stati i siluri la causa! Come già si è detto, il siluro è oramai un pesce autoctono e la sua eliminzione fisica non risolve il problema anzi, lo accentua poichè priva i fiumi dell'unico predatore esistente lasciando il campo ad altre specie infestanti che non permetteranno ai lucci, black, pighi e barbi nostrani di tornare a popolare le nostre acque. Eliminato un problema, se ne creeranno altri e la scelta di procedere all'eliminazione fisica non è francamente pensabile senza voler essere in alcun modo maligni.
La crisi della pesca

La pesca è in crisi si dice da più parti e forse non si vuole approfondire un esame di coscienza che deve ispezionare come è gestita la pesca stessa in Italia. In realtà, a mio parere, sono in crisi alcuni “modelli di pesca” su cui è stata creata l'immagine italiana.I tempi della bolognese, del bigattino e della passata forse sono ancora quelli attuali ma, assolutamente non più come soli 10 anni fa poiché, l'appassionato ha scelto chiaramente (lo dicono i numeri delle manifestazioni collegate) il carpfishing, lo spinning, il ledgering e la pesca dei predatori (tra cui marginalmente il siluro). Il mio sentore è che l'appassionato che sceglie le acque interne sia poco interessato a bigattini, pastura, micro fili e micro pesci (detto con affetto) e scelga invece altre alternative assai più divertenti, spettacolari e capaci di far guadagnare prede di grande taglia.
Esiste ovviamente un gran numero di appassionati, agonisti e amanti delle tecniche che hanno fatto la storia della pesca italiana e che hanno tutta la mia amirazione e stima ma, ve ne è un numero eccezionalmente elevato che hanno scelto tecniche di pesca nuove (carpfishing in primis) abbandonando la vecchia scuola italiana. Ed i numeri di coloro che hanno scelto di “cambiare” sono tali da prevedere una maggioranza entro 10 anni esattamente come accaduto in Inghilterra e Francia. Allora la pesca sportiva se deve e vuole sopravvivere deve comprendere la direzione che l'appassionato sta scegliendo e che è in linea con le scelte che avvengono nel resto d'Europa.
E tra queste scelte il siluro ha un ruolo indiscutibile perché è strumento economico, è risorsa per portare nuovi pescatori ad entrare nel mercato, è animale che non verrà mai distrutto dai fiumi perché per 100 che ne uccidi sul Mincio altrettanti ne saltano fuori sul Tevere o sull'Arno e oggi sul Volturno.
Lavoriamo affinchè sia la pesca a vincere e non un pesce ad essere distrutto, affinchè i nostri fiumi tornino luoghi di relax e divertimento e non fogne devastate preda di sbandati ed in cui è impossibile spesso parlare di sicurezza, affinchè i guardia pesca siano amici dei pescatori e non deterrenti per la pratica del nostro hobby, affinchè le acque siano di tutti e non di chi le preleva seccando i fiumi ed affinchè la pesca italiana si rimetta al pari del resto d'Europa smettendo di essere considerata uno attività del tempo libero di infima categoria. Queste sono le sfide, non la distruzione dei siluri.
Siamo comunque disponibili a sederci ad un tavolo di confronto per valutare varie situazioni. Una delle quali potrebbe essere quella di prelevare SOLAMENTE dai campi di gara i siluri e senza ucciderli, metterli in alcune cave abbandonate della zona di Caiazzo autorizzandone la pesca ma non il prelievo.
Aversa, 25 agosto 2006
Distinti saluti.
Onlus Fiume Volturno
Il Presidente
Stefano Montone